jennifer5

Commenti di jennifer5:

  • Inserito il 19-04-2019 per il libro Oh, Harriet!

    San Patrizio Lo schiavo che ritorna sul luogo del delitto Non solo in passato capitava di nascere schiavi, ma a volte schiavi lo si poteva pure diventare, o perché si veniva sconfitti in battaglia e catturati o perché ad esempio la propria nave veniva attaccata dai pirati. Questo è quanto accadde, ad esempio, a Miguel de Cervantes, lo scrittore del Don Chisciotte, ma perfino a San Patrizio, il patrono d’Irlanda ancora oggi celebrato in tutti i paesi in cui gli irlandesi hanno messo radici (e a volte, paradossalmente, pure in Italia). La storia di Patrizio è molto particolare e merita di essere raccontata: nato nel 385 (ovviamente dopo Cristo) col nome di Maewyin Succat al confine tra Scozia e Inghilterra, fu rapito a 16 anni dai pirati irlandesi e trasferito nell’isola come schiavo del re, ma da lì riuscì poi a scappare e rifugiarsi in Gallia, dove riabbracciò il cristianesimo facendosi prima diacono e venendo poi ordinato vescovo. In questa veste, ricevette dal papa l’incarico di evangelizzare l’Inghilterra e soprattutto l’Irlanda, che all’epoca era completamente pagana e devota a culti celtici: Patrizio – questo il nome latino assunto dal vescovo – ritornò quindi nella terra dov’era stato reso schiavo e compì un’ampia opera di evangelizzazione, permettendo anche la fusione di certi culti celtici con elementi cristiani. Fu venerato fin da subito nell’isola come un santo e la sua figura diede origine a numerose leggende, simboli e tradizioni relativi a miracoli, come il pozzo di San Patrizio o l’uso del trifoglio per spiegare il dogma della Trinità.   La Mulâtresse Solitude Haiti e Guadalupa contro la Francia La Rivoluzione Francese è oggi ricordata – al di là degli slanci ideali e dei fallimenti a cui inevitabilmente andò incontro – come il primo momento nella storia in cui l’uguaglianza tra gli uomini veniva ammessa e proclamata: fu redatta la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e, anche se non subito ma nel 1792, fu abolita formalmente la schiavitù sia in patria che nelle colonie, rendendo gli ex schiavi dei cittadini a tutti gli effetti. Il problema è che la libertà fu di breve durata: già nel 1802 Napoleone reintrodusse la schiavitù nelle colonie, cosa che portò al sollevamento in breve tempo sia di Haiti – che divenne il primo Stato nero indipendente della storia – sia della Guadalupa, altra colonia americana che ancora oggi è però un possedimento d’oltremare francese. Qui, in particolare, emerse la figura di una donna chiamata La Mulâtresse Solitude o Guadeloupe Solitude, che prese le armi assieme al leader della rivolta Louis Delgrès e partecipò alla battaglia dell’8 maggio 1802, dove fu catturata assieme a molti altri compagni. Mentre questi ultimi, però, furono subito impiccati, lei era incinta e fu quindi mantenuta in vita fino al 29 novembre dello stesso anno, per venire quindi impiccata appena un giorno dopo il parto. Oggi, mentre lo stesso Delgrès e il leader haitiano Louverture sono stati riabilitati e i loro resti ospitati nel Pantheon a Parigi, La Mulâtresse Solitude è da anni in attesa di un gesto simbolico che possa recuperare la memoria di una delle prime e più volenterose donne che si ribellarono alla schiavitù.   George Washington Carver Il botanico che lanciò le arachidi Gli schiavi liberati non furono però solo letterati o condottieri militari ma, a volte, anche uomini dal grande ingegno che applicarono a vari campi della vita quotidiana; anzi, in almeno un caso riuscirono addirittura a cambiare lo stile di vita degli americani, rendendosi padri di quella mania tutta nordamericana per i prodotti derivati dalle noccioline. Ma andiamo con ordine: George Washington Carver nacque in Alabama nel 1864, nel mezzo della Guerra civile che proprio un anno dopo avrebbe portato all’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti. Grazie all’aiuto del suo ex padrone, che decise di adottarlo e farlo studiare, Carver iniziò ad interessarsi alla botanica e all’agronomia, girando per lo Stato da un lato per insegnare ai contadini neri liberati migliori tecniche di coltivazione, dall’altro per convincere gli ex schiavisti delle opportunità economiche del nuovo regime (celebre la sua frase: «Se un uomo vuole tenerne un altro in un fosso, e vuol essere sicuro che ci stia, finisce che deve stare anche lui nel fosso come l’altro. Che vantaggio ne ha?»). Il suo nome, come anticipavamo, è rimasto legato in particolar modo alle arachidi: visto che miglioravano biologicamente il suolo e che l’ambiente dell’Alabama era adattissimo per la loro coltivazione, riuscì a diffonderle in tutto lo Stato, arrivando al rischio però di saturare il mercato; per questo studiò e sviluppò una miriade di possibili usi del legume come burro, oli, resine, isolanti, concimi, cosmetici ed altro ancora, arrivando addirittura a creare 105 ricette di piatti contenenti arachidi. Morto nel 1943, riuscì a vedersi definire nel 1941 dalla rivista Time come il “Leonardo nero”. E molti altri , che per volare come aquile dominanti sulla brezza della libertà hanno avuto a disposizione solo sofferenza . Questo libro è reale... dalla prima pagina ho sentito una grande emozione , ma anche tanto dolore , non riesco ancora a capire quanta intolleranza c'era a quell'epoca Quando ho letto certe parti sentivo i lucciconi agli occhi e un sussurro vicino agli orecchi che diceva : “ Se non hai mai mangiato con le lacrime agli occhi non consci il sapore della vita “. Ora che ho scritto il mio pensiero non pensate sia così? Io penso sia così perché noi abbiamo troppo, era solo per dire che Harriet era grata anche di un semplicissimo pezzo di pane . e se non la stufo avrei delle domande da fagli : Hai sempre desiderato scrivere? Hai esordito come scrittore di libri noir per adulti come sei arrivato a scrivere per ragazzi? Come si intitola il tuo libro preferito? Ti piaceva leggere da ragazzo ? Ora leggi molto ? Scrittori si nasce o si diventa? Quanto sono importanti per te gli incontri con i bambini e i ragazzi? In quanto tempo scrivi i tuoi libri? I personaggi dei tuoi libri sono inventati o si ispirano a qualcuno? Le tue storie affrontano temi sempre molto attuali e “scomodi”  penso a Johnny il seminatore, Bazar, Storia di Iqbal. Come mai questa scelta? C’è un tema di cui non tratteresti mai in un tuo libro? Come nasce un tuo libro? Spero tanto di non averla annoiata con il mio commento perché ho detto veramente molte cose, e penso di essermi dilungata un po’ di più del previsto .Grazie per aver letto il mio commento (forse anche noioso)  e ci vediamo il 17 maggio a Trento al “raduno” Sceglilibro 2018/2019 CIAOOOOOOOO !!!!!!! ♥♥♥♥അ♥65♣J5♣U87☻☺☻♥♦♣♠•◘○◙♂♀

  • Inserito il 19-04-2019 per il libro Oh, Harriet!

    RECENSIONE : “ OH , HARRIET ! “ Buongiorno signor D'adamo , il suo libro mi ha colpito molto. Questo racconto narra di Harriet , una ragazza molto coraggiosa, che volle realizzare un suo sogno, e per farlo sfidò il mondo intero, faticando per conquistare la libertà. A quei tempi non c'era vita . Ho sempre odiato le classi di razze , e lei con questa storia ha travolto il mondo intero . Il racconto ha un significato molto profondo ed è molto importante per far capire che tutti possono essere quel che si vuole , noi siamo nati liberi , non siamo nati per non viverla , ma per dimostrare al mondo quello che siamo e quello che siamo capaci di fare. Lei , ha voluto far capire alla gente il vero senso della vita . Come ad esempio : Esopo L’inventore della favola Chissà se un buon sociologo saprebbe trovare un legame tra la schiavitù e le favole. Io, che sono sicuramente un misero dilettante, lo azzarderei così: dato che le favole sono creazioni artistiche in cui, attraverso un racconto apparentemente innocente, si mette in scena una sagace e a volte feroce critica della società, esse si sviluppano con maggior facilità in paesi in cui la libertà è limitata. Portandoci sul tema di cui parliamo oggi, si potrebbe dire che il miglior scrittore di favole è uno schiavo e come prova potremmo portare i nomi dei due principali favolisti dell’antichità – e forse dell’intera storia della letteratura – cioè Esopo e Fedro. Mentre il secondo era uno schiavo probabilmente macedone che arrivò giovanissimo a Roma e fu poi liberato dall’imperatore Augusto, poche notizie si hanno sul primo, considerato il padre del genere favolistico: le biografie infatti sono tutte posteriori e spesso contraddittorie, tanto che qualcuno è arrivato ad ipotizzare che Esopo non sia nemmeno esistito realmente. La tradizione, però, lo vuole nativo dell’Africa subsahariana (il suo nome deriverebbe dalla stessa radice di “etiope”, termine con cui i greci identificavano chi proveniva dall’Africa centrale), arrivato a Samo come schiavo nel VI secolo a.C. e lì liberato; avrebbe quindi cominciato a viaggiare, conoscendo i più saggi uomini della sua epoca e scrivendo le sue celebri fiabe (da La volpe e l’uva a La cicala e la formica), fino a incontrare – secondo Erodoto – una morte violenta a Delfi, dove la popolazione lo linciò, forse perché li aveva derisi tramite una sua fiaba a noi non pervenuta; in ogni caso Erodoto racconta che dopo la sua morte Delfi fu colpita da una pestilenza che gli abitanti considerarono una punizione per l’assassinio.   Spartaco L’emblema dello schiavo ribelle Se avessimo voluto dedicare una voce della nostra cinquina a tutti i grandi schiavi che hanno avuto il coraggio e l’ardore di ribellarsi ai loro padroni e alla società che li aveva ridotti in schiavitù, non avremmo avuto bisogno di una cinquina ma almeno di una lista con cinquanta voci: dall’Inghilterra imperiale agli Stati Uniti, da Haiti all’Africa, la storia è piena di schiavi che hanno preso le armi. Il più celebre di tutti, e quello che forse con le sue imprese ne riassume meglio lo spirito, è però probabilmente Spartaco, celebre schiavo di origine tracia che nel I secolo a.C. guidò la più ampia e forte ribellione mai subita da Roma al proprio interno. Anche qui le fonti sui primi anni della vita dello schiavo sono incerte: pare che, figlio di pastori ma ridotto in miseria, si arruolò nell’esercito romano che combatteva in Macedonia, salvo poi disertare in seguito alle dure condizioni di vita; catturato, fu ridotto – come la legge prescriveva – in schiavitù e costretto a fare il gladiatore a Capua. Da lì riuscì a scappare con alcune decine di compagni nei pressi del Vesuvio, dove – memore di quello che aveva appreso in Macedonia e contando sulla propria intelligenza – respinse un primo attacco dell’esercito raccogliticcio che il Senato gli aveva mandato contro. Da lì in poi, raccogliendo via via nuove truppe tra gli schiavi e gli umili della zona, accumulò un esercito sempre più grande e forte, non privo però di divisioni interne sulla strada da seguire contro Roma; proprio a causa di queste divisioni e del fatto che il Senato gli mandò contro infine un esercito degno di una guerra, fu sconfitto definitivamente e ucciso nel 71 a.C. assieme al proprio esercito. I suoi seguaci che scamparono alla morte sul campo di battaglia furono crocefissi lungo la via Appia.  

  • Inserito il 17-04-2019 per il libro Più veloce del vento

    (commento di voto) Questo libro è reale… dalla prima pagina ho sentito una grande emozione , ma anche tanto dolore , non riesco ancora a capire quanta intolleranza c’era a quell'epoca . E così, i tentativi di sua madre di capirla facevano sentire Alfonsina ancora più sbagliata, “orfana di un posto nel mondo.” Questa frase mi ha lasciato un vuoto nel cuore , uno che mi ha rabbrividito la pelle e le ossa . Uno talmente doloroso che mi fa riflettere su una cosa : ogni mamma apprezza il proprio figlio accogliendolo in braccio ed incoraggiandolo , ma a me questa mamma non mi è sembrata così ! Quando ho letto questa cosa sentivo i lucciconi agli occhi e ho sentito un sussurro vicino agli orecchi che diceva : “ Se non hai mai mangiato con le lacrime agli occhi non consci il sapore della vita “. Ora che ho scritto il mio pensiero non pensate sia così? Io penso sia così perché noi abbiamo troppo, ora non mi dilungo molto su questo argomento, ma era solo per dire che Alfonsina era grata anche di una semplicissima bicicletta e noi ne vorremo due così.

  • Inserito il 10-04-2019 per il libro Più veloce del vento

    RECENSIONE :"Più VELOCE DEL VENTO " Buongiorno signor Percivale, il suo libro mi ha colpito molto. Questo racconto narra di Alfonsina, una ragazza molto coraggiosa, che volle realizzare un suo sogno, e per farlo sfidò il mondo intero, pedalando per conquistare la libertà. A quei tempi solo gli uomini avevano la liberà e invece non mi sembra per niente giusto, anzi non lo è. Per me anche le donne avrebbero potuto dare il massimo di sé, e questo libro lo dimostra; il racconto ha un significato molto profondo ed è molto importante per far capire che tutti possono essere quel che si vuole , noi siamo nati liberi, , non siamo nati per occupare un letto in camera, ma per dimostrare al mondo quello che siamo e quello che siamo capaci di fare. Lei , con il suo libro , ha voluto far capire alla gente il vero senso della vita . Come ad esempio : Amelia Earhart : La prima donna pilota ad attraversare l’Atlantico in solitaria, e la prima in assoluto a sorvolare i due oceani Atlantico e Pacifico. Partecipò alla fondazione di un’organizzazione di donne pilota chiamata “The ninety nines”. Wangari Maathai : La prima donna centroafriana a laurearsi nel 1966. Fu una delle fondatrici del Green Belt Movement, associazione nata per sensibilizzare le persone sui problemi della natura. Vinse il Nobel per la Pace nel 2004, prima donna africana ad ottenerlo, per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”. Malala Yousafzai : La persona più giovane ad aver mai vinto il Nobel per la pace, a soli 17 anni. Il suo impegno è stato diretto all’istruzione delle donne in Pakistan, negato da un editto dei talebani. Continuamente minacciata di morte continua nonostante tutto il suo lavoro per garantire l’istruzione a tutti i bambini del mondo. E molte altre , donne , che hanno lottato come Alfonsina , ma lei , non ha avuto molto , solo una bicicletta per esprimere i suoi sentimenti nei miglior dei modi . Questo libro è reale... dalla prima pagina ho sentito una grande emozione , ma anche tanto dolore , non riesco ancora a capire quanta intolleranza c'era a quell'epoca . E così, i tentativi di sua madre di capirla facevano sentire Alfonsina ancora più sbagliata, "orfana di un posto nel mondo.” Questa frase mi ha lasciato un vuoto nel cuore , uno che mi ha rabbrividito la pelle e le ossa . Uno talmente doloroso che mi fa riflettere su una cosa : ogni mamma apprezza il proprio figlio accogliendolo in braccio ed incoraggiandolo , ma a me questa mamma non mi è sembrata così ! Quando ho letto questa cosa sentivo i lucciconi agli occhi e ho sentito un sussurro vicino agli orecchi che diceva : “ Se non hai mai mangiato con le lacrime agli occhi non consci il sapore della vita “. Ora che ho scritto il mio pensiero non pensate sia così? Io penso sia così perché noi abbiamo troppo, ora non mi dilungo molto su questo argomento, ma era solo per dire che Alfonsina era grata anche di una semplicissima bicicletta e noi ne vorremo due così. avevo qualche domanda da farle : Tommaso, come ti è saltato in testa di fare lo scrittore? Secondo te, allora, per imparare a scrivere bisognerebbe prima “imparare” a leggere… La domanda può sembrare banale, ma te la faccio lo stesso: scrittori si nasce o si diventa? Quindi lo scrittore è un avventuriero… Tu ami definirti “scrittore per ragazzi”. Perché questa etichetta? Non ti sta un po’ stretta? Ma è vero che voi scrittori, a forza di vivere nel mondo della immaginazione, siete diventati personaggi di fantasia, praticamente irraggiungibili? Ultima domanda. Soffri anche tu del blocco dello scrittore? Quella specie di paralisi che si prova davanti ad una pagina bianca… E senza farla troppo lunga le volevo raccontare una cosa che mi è capitata. Un giorno sono andata a Torino con mia mamma e delle mie amiche . Mi è venuta l'idea di parlare di lei , quando appena muovo le labbra e pronuncio il suo nome apparve un certo signore con dei baffi stravaganti ed inizia a raccontarmi di chi era veramente lei , Tommaso Percivale . Mi racconta che:” Conoscere Tommaso Percivale è un po’ come incontrare un gentiluomo d’altri tempi. Elegante, colto, attento e cordiale, il Nostro è uno scrittore ‘a tempo pieno che vive e lavora a Castelletto d’Erro, un Comune di 149 abitanti in provincia di Alessandria, “sulla cima di una collina, circondato da castagni, caprioli e aria buona”, come egli stesso ama dire. In Italia e all’estero, Percivale è autore conosciuto e apprezzato da una sempre più folta schiera di affezionati lettori, che lo seguono libro dopo libro. Venerdì scorso ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo ultimo lavoro, Messaggio dall’Impossibile, in una sala gremita da oltre 150 ragazzi. Questo episodi è stato uno dei più buffi della mia vita veramente pazzo quel tipo Spero tanto di non averla annoiata con il mio commento perché ho detto veramente molte cose, e penso di essermi dilungata un po’ di più del previsto .Grazie per aver letto il mio commento (forse anche noioso)  e ci vediamo il 17 maggio a Trento al “raduno” Sceglilibro 2018/2019 CIAOOOOOOOO !!!!!!! ♥♥♥♥അ♥65♣J5♣U87☻☺☻♥♦♣♠•◘○◙♂♀

  • Inserito il 19-02-2019 per il libro La valigia di Adou

    I LEGAMI Più FORTI NASCONO NEI MODI Più INASPETTATI” , mi è piaciuta perché questa frase mi ricorda il legame con le mie vecchie amiche e di quelle di adesso . Mi piace questo libro e sopratutto mi ha stupito il modo in cui scrivi , poetico e riflessivo . Certe volte sentivo gli occhi che mi sussurravano parole come : "Quanto pesa una lacrima? La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra " . Se uno ha letto veramente col cuore questo libro capisce subito quanto è importante , per me , rispettarci , non conta il colore , tanto alla fin dei conti siamo tutti esseri umani . Mia mamma mi ripete sempre questa frase : " la vita va , non lasciarti fermare da nessuno " grazie di avermi trasmesso tutte queste emozioni Zita ..... grazie e anche tu rimarrai sempre nel mio cuore .

  • Inserito il 12-02-2019 per il libro Cento passi per volare

    Caro signor Festa il suo libro è speciale. Ti dà veramente l'idea di quello che stanno provando i personaggi e la fine da un senso di libertà unica che anche se lo stai semplicemente leggendo capisci a fondo tutto quello che Lucio prova.Questo libro mi ha fatto capire che chiunque può fare tutto quello che si fa pur avendo delle difficoltà . Chiara fa capire a Lucio che bisogna accettarle e farsi aiutare per affrontarle. Consiglio a tutti di leggere questo libro perché tratta di argomenti significativi come l' amicizia. Quando sono arrivata all'ultima pagina ho pensato: “ Mamma mia e già finito, perché...volevo andare avanti!”

  • Inserito il 04-02-2019 per il libro Sulle ali del falco

    Cara Cinzia Capitanio , questo libro mi ha inspirato dal profondo del mio cuore, ci sono delle parti accattivanti come : “ riusciva a contare le stelle a una a una “ questa storia è una serie di frasi che messe assieme ti danno quella sensazione come se un lieve filo d'aria ti passa sulla schiena e ti fa venire la pelle d'oca . Il personaggio più riuscito per me è Bruno , che sembrava il padre , di Christian . La storia interessante dell'amicizia fra Christian e Zefiro, li farà cambiare la sua vita per sempre , e risolvere il suo problema . Grazie, grazie di aver scritto questo libro , però io e Christian abbiamo qualcosa in comune : ci piace disegnare . A me il disegnare rilassa . Mi sono emozionata in alcune parti come : “ i suoi genitori erano separati “ Lo consiglio ai giovani lettori come me . Buona lettura !